L’alberello

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Tanto, tanto tempo fa c’era un piccolo alberello che  se ne stava tutto solo in cima ad una collina.

Forse il vento aveva portato il suo seme dalla foresta che era molto lontana da lì, o forse qualche insetto operoso dopo aver bevuto la linfa delle margherite selvatiche che crescevano sulla montagna vicina, aveva  mangiato un po’ della sua essenza e l’aveva portata sulla cima della collina, e la sua volontà di vita aveva messo le prime radici e  aveva cominciato a crescere; il suo fusto leggero era diventato sempre più forte e i suoi rami sottili erano cresciuti tesi al cielo; all’arrivo della dolce primavera si era riempito di foglie verdi che fremevano alla carezza della brezza notturna e si svegliavano con la prima rugiada del mattino.

L’alberello era contento e in realtà non si era mai sentito solo, perché da lì vedeva sorgere il sole ogni mattina, e i suoi primi raggi generosi lo inondavano di  luce dorata. Il giorno, i suoi rami offrivano l’ombra a chiunque volesse riparo dal calore della giornata e la sua ombra era fresca e rigenerante.  Quando pioveva, gli uccellini si riparavano sotto le sue larghe foglie e una volta aveva ospitato per qualche tempo una famiglia di scoiattoli birichini.

Poi era arrivato il suo primo inverno e il freddo aveva fatto cadere le sue foglie e la neve candida aveva coperto ogni cosa;  l’ alberello,generoso, aveva ospitato altri piccoli animali nel suo tronco, per ripararli dal gelo di dicembre.

Una notte mentre  ammirava il paesaggio candido di neve guardò  il cielo brillante di stelle e come spesso faceva ascoltò i loro discorsi.

Lo sapete vero, che le stelle quando brillano nel cielo si raccontano le storie di noi piccoli essere umani? – Chiese la nonna.

-Raccontano anche di noi? – chiese incantata la piccola Gemma; lei adorava le stelle.

-Certo – rispose la nonna, – loro vedono tutto –

Quella notte le stelle raccontavano dell’arrivo del  piccolo Re, e di come avrebbero donato  la loro luce per rendere  omaggio alla sua meraviglia e il piccolo alberello, ascoltandole, si sentì improvvisamente triste, perché con  il freddo aveva perso tute le sue belle foglie e non aveva niente da donare ad un piccolo Re.

Ma il buon Dio sapeva  che l’ alberello aveva donato se stesso, ogni giorno, a tutti gli animaletti che ospitava sui suoi rami, che proteggeva dagli improvvisi temporali, a cui offriva la sua fresca ombra e la linfa preziosa delle sue foglie, e volle premiarlo:  l’Angelo delle stelle lanciò dal cielo  tantissime piccole stelline lucenti che come pioggia dorata si posarono sull’alberello che diventò bellissimo  e pieno di luce.

-Proprio come il nostro albero di Natale – disse Keil con occhi sognanti. Anche lui amava le stelle…

Incontro

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illustrator Patrizia Kovacs

Era la sera di Natale e la mamma rimboccò le coperte del bambino, che agitato, aspettava l’arrivo di Babbo Natale. 

-Quando arriva Babbo Natale? Posso vederlo? Che regalo mi porta?

-anch’io voglio vedere Babbo Natale – disse la piccola Gemma che non perdeva occasione di esprimere il suo parere.

La nonna continuò sorridendo- la mamma gli rispose che doveva chiudere gli occhi e dormire, perché Babbo natale arrivava proprio quella notte e avrebbe potuto vederlo nei sogni, e per il regalo doveva desiderare forte forte il suo dono, e Babbo Natale  l’avrebbe sentito.

La piccola Gemma ubbidiente chiuse gli occhietti e fece finta di dormire, mentre Keil, la guardava con affettuosa sufficienza – lui era troppo grande per queste cose!

La nonna continuò. Il bambino allora chiuse gli occhi e desiderò, desiderò così forte che strinse i pugni e il suo desiderio puro arrivò fino al cielo, oltre le stelle… e poi si addormentò.

Quella stessa notte Mina arrivò nel villaggio: era una cagnolina dolcissima e, da tempo, non si ricordava più di chiamarsi così. Una volta aveva una casa e qualcuno che le voleva bene, ma poi quel qualcuno l’aveva abbandonata. Una volta aveva un bel pelo morbido colore champagne, e usciva tutti i giorni a fare una bella passeggiata con il suo umano, che l’aveva accudita finché lei era stata una cucciola profumata e coccolona, ma quando Mina  era cresciuta, l’ uomo aveva smesso di amarla;  perché non era più un giocattolo morbido  – a volte l’uomo può essere così stupido – e un giorno l’aveva abbondata nel bosco.

Mina aveva aspettato a lungo, certa che sarebbe tornato a riprenderla, ma poi era diventato buio, e lei era rimasta davvero da sola.  Si era sentita molto triste e, nei giorni seguenti, aveva camminato un sacco per poter tornare a casa, ma non aveva trovato la strada. Aveva imparato che gli umani spesso hanno un odore cattivo e bisognava starne lontani.

Anche Pongo arrivò nel villaggio quella notte; anche lui era un quattro zampe peloso, proprio come Mina, e anche lui si era scordato di chiamarsi Pongo, e di avere avuto una casa, perché da tanto tempo nessuno lo voleva più, ma era un cagnone allegro e giocherellone.

La neve era scesa copiosa e i rami dei grandi pini silvani si piegavano sotto il  suo peso. Le case del villaggio erano tutte illuminate nonostante fosse quasi mezzanotte, perché quella era la notte Santa e ogni famiglia stava seduta davanti al fuoco, in attesa.

Mina, nell’aria annusò un odore buono, che non era quello del cibo che usciva dalle case, nonostante le finestre chiuse, e le faceva brontolare lo stomaco. Era un odore che la faceva stare bene. A testa bassa seguì la traccia odorosa, dimenticando il freddo, la fame e la stanchezza. Fu così che conobbe Pongo, che ascoltando lo stesso buon odore era arrivato fino a lei, naso contro naso, e i due si guardarono stupiti. “Ecco da chi arriva questo buon odore”, pensarono insieme e si guardarono, occhi negli occhi, e sotto quel meraviglioso cielo stellato di dicembre le loro anime pure e semplici si scambiarono e restarono incatenate per sempre. Da quel momento non sarebbero mai più stati soli.

-Ohhh- disse Gemma che era romantica, mentre Keil faceva il duro: l’amore era roba da donne. Ma poi chiese:

-e restarono sempre insieme? –

-Sempre – rispose la nonna con un sorriso – ma non solo. Insieme seguirono un altro buon odore; un odore di coccole, di casa, di amore e fuoco acceso, di amicizia infinita, di corse insieme nei prati a primavera. Seguendo quell’odore meraviglioso arrivarono alla casa del bambino  che li aveva desiderati forte forte, e nel sonno li stava già incontrando.

Mina e Pongo si accucciarono sotto la finestra della camera del bambino e attesero insieme il Natale.

Il violinista

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La notte scese  piano nel bosco silenzioso e come una signora elegante indossò il suo mantello di stelle lucenti; piccoli brillanti che la illuminarono, mentre il gelo della notte si posò sulle case addormentate del vicino villaggio.

L’ uomo camminava piano nei sentieri intricati del bosco,  e senza nessun timore delle ombre buie che lo accompagnavano,  avanzava sicuro verso il villaggio.

Arrivava ogni anno al primo di dicembre; nessuno sapeva chi fosse, nessuno sapeva il suo nome, e nessuno l’aveva mai visto in volto: si raccontava che fosse uno spirito del bosco che tornava a cercare un ricordo; qualcuno diceva  che fosse un angelo che arrivava ad annunciare il Natale. Qualcuno aveva  cercato di spiarlo attraverso i vetri della finestre, opachi di gelo, ma non aveva visto altro che un albero con i rami innalzati al cielo, ma tutti avevano sentito la bellissima musica del suo violino.

Quando le campane della piccola chiesa annunciavano  la mezzanotte,   la musica meravigliosa del violino partiva lenta, come un canto dolcissimo, e  scivolava fra i sentieri del bosco accarezzandole, facendole fremere, le foglie dei castagni secolari, e si perdeva verso la valle che portava al villaggio; si insinuava fra le case, avvolgendole, sfiorandole con le note; si infilava nelle fessure dei muri e delle finestre e invadeva le case e i loro abitanti addormentati, portando la quiete nei cuori.

– Io voglio sentire la musica – urlò la piccola Gemma danzando.

-Io voglio vedere l’uomo con il violino- disse Keil che voleva fare il coraggioso.

Shhh… -disse piano la nonna – la magia si ripete ogni anno per chi sa ascoltare…

 

La calza

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Illustrator Patrizia Kovacs

C’era una volta una vecchia calza da camino che, da giovane, veniva sempre esposta sul grande camino di casa e la sera di Natale quando passava il grande Vecchio,  la riempiva di doni meravigliosi per i bambini della casa.

Poi il tempo era passato, i bambini erano cresciuti ed erano arrivati altri bambini, e la vecchia calza aveva perso il suo bel colore rosso, e a furia di essere presa di mano in mano si era un po’ rovinata e aveva qualche toppa, così non veniva più usata a Natale  e, al suo posto, sul camino c’era una calza giovane, giovane, nuova di zecca.

La povera calza si sentiva messa da parte ed era molto triste perchè nessuno la guardava più e stava abbandonata in un angolo tutta sola; eppure aveva reso felice i bambini di quella casa che ora l’avevano dimenticata.

Così un giorno decise: – me ne vado, cecherò fuori da qui qualcuno che riconosca il mio valore – e prese le sue poche cose, si appallottolò e, con un balzo, rotolò fuori dalla finestra.

Ah… che meraviglia, aria fresca, e un mondo nuovo da scoprire –  la vecchia calza si sentiva davvero bene, era proprio una bella avventura. Dopo un pò che rotolava di qui e di là, passò un bambino che scambiandola per una palla la lanciò per aria e … ohhhhhh, la vecchia calza non aveva mai volato così in altò e per un po’ rimase sorpresa a guardare il mondo così  lontano, ma poì cadde rovinosamente su un prato e rotolò fino al lago.

povera me, pensava la vecchia calza, sono propria finita male, come farò ad uscire da qui? –

In quel momento, una piccola paperella, scambiandola forse per un ghiotto pezzo di cibo, la beccò piano facendole un gran solletico e la fece arrivare a riva. La vecchia calza esausta si srotolò e resto sull’erba; era bagnata fradicia e faceva davvero freddo, ma complice un leggero sole, dopo un po’ era di nuovo asciutta.

Mentre stava pensando a cosa l’aspettava, passarono due bambini vicino al lago e la bambina disse – Guarda, una calza di Natale – la bambina la prese  e infilò la sua manina per scovarci qualche tesoro.

-Non c’è niente dentro, ma è proprio calda, la userò come scaldotto per le mie mani-  disse la bimba, e detto fatto, la vecchia calza  era diventata uno scaldotto da mani e la bambina, che aveva le mani gelide, se la stringeva al petto  e ripeteva – sono stata molto fortunata a trovare questa calza –

La vecchia calza era davvero contenta, ora, perchè finalmente era ancora utile a qualcuno e si sentiva importante. La bimba la portò nella sua povera casa e la mostrò alla mamma raccontandole di come le avesse scaldato le manine gelide, e la vecchia calza fu così fiera che si  commosse fino alla lacrime.

E da allora, ogni Natale, la vecchia calza fu appesa al camino di casa per attendere i doni del Natale e nessuno la trovò mai più, troppo vecchia o poco elegante,  e quando la bambina diventò grande, la calza fu usata per  i suoi figli, e poi per i figli dei suoi figli.

– E’ proprio come la nostra calza- dissero  felici Keil e  Gemma  indicando la loro vecchia calza appesa al camino. La nonna, in silenzio,  guardò la vecchia calza rossa rovinata dal tempo e piena di toppe e,  con gli occhi lucenti,sorrise.

 

 

 

Una piccola renna

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Illustrator Patrizia Kovacs

C’era una volta  di tanto, tanto tempo fa,  un piccolo villaggio, così piccolo che aveva solo tre case e un fienile.

Erano famiglie con brave donne e uomini lavoratori, e tanti bambini,  tutti molto poveri, ma invece di aiutarsi l’un l’altro, litigavano ogni giorno per ogni cosa: uno era il proprietario del fienile, e una dell’unica mucca e uno era il contadino che aveva tre galline. Il proprietario della mucca voleva mettere il suo animale nel fienile, per scaldarlo e farlo mangiare, e in cambio avrebbe dato un pò di latte, ma il proprietario del fienile voleva più latte in cambio, e dare meno fieno.  Entrambi volevano le uova fresche delle galline del contadino, ma questo voleva troppo latte, e voleva un posto nel fienile,  e così via; ogni giorno queste persone litigavano, e le mogli litigavano insieme a loro.

-E i bambini? – chese la piccola Gemma un pò triste perchè non poteva sopportare i litigi.

-I bambini fanno quello che insegnano i genitori – rispose la nonna, -e anche loro litigavano per ogni sciocchezza.

Quell’anno era stato molto duro, le tre famiglie non avevano quasi nulla da mangiare e invece di dividere il poco a disposizione, litigavano ancora di più. Era la vigilia di natale e aveva iniziato a nevicare,  e i figli del contadino guardavano incantati fuori dalla finestra lo spettacolo del bosco imbiancato, quando la più piccola gridò:

-C’è un animale fuori! –  Uscirono nel grande prato, nonostante il freddo gelido, magari potevano catturarlo e avrebbero avuto qualcosa da mangiare per il loro natale, ma quando arrivarono davanti all’animale si accorsero che era una bellissima, piccola renna, un cucciolo, che li guardava con grandi occhi spaventati; forse si era perso, e doveva essere davvero lontano dal suo branco perchè non si era mai vista una renna da quelle parti.

Anche le altre famiglie, curiose, erano uscite a vedere cosa stesse succedendo, ed ora erano tutti insieme a guardare il cucciolo di renna che sembrava affamato e infreddolito.

– E’ la renna di babbo natale! – dissero i bambini emozionati.

-Avrà fame? – disse una donna.  – E sicuramente avrà freddo – disse un’altra.

-Portiamolo nel fienile – dissero i bambini.

Insieme, entrarono nel fienile e, insieme, sistemarono la mucca, che ebbe un  po’ di fieno, accanto alla piccola renna, che ebbe anche il suo latte. La piccola renna li guardava con i suoi occhi quieti e dolcissimi ed era bello essere lì tutti insieme. I bambini si sedettero attorno a lei per coccolarla e le donne si sorrisero  l’un l’altra.

Il contadino allora decise di portare le poche uova e il vino rosso che aveva in casa per dividerlo con gli altri, e il proprietario della mucca portò il latte tiepido per i bambini; il proprietario del fienile portò il pane che la moglie faceva in casa, e per la prima volta mangiarono tutti insieme, parlando e ridendo come non avevano mai fatto, e quando venne la mezzanotte, e i bambini si erano ormai  addormentati accanto alla piccola renna , si guardarono e si sorrisero: era stata una bellissima vigilia di Natale.

Il focolare

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Illustrator Patrizia Kovacs

La neve aveva imbiancato ogni cosa: il piccolo villaggio, le stradine strette che lo attraversavano, il bosco incantato e la piccola casa con le finestre illuminate.

Tutto sembrava magico, un nuovo mondo candido e silenzioso. Keil e Gemma avevano giocato tutto il pomeriggio con la neve, rotolandosi in essa, buttandosi le palle morbide sul viso, e avevano costruito un piccolo pupazzo vicino al giardino; le loro grida gioiose avevano disturbato  gli scoiattoli che vivevano nel  bosco, ed erano arrivati curiosi a vedere cosa fosse la causa di tanto rumore.

Con il primo buio della sera, la neve aveva ripreso la sua danza e,  candidi, leggeri fiocchi stavano già coprendo le orme disordinate dei loro giochi.

Keil e Gemma tornarono in casa, e la nonna li aiutò a togliersi le giacche bagnate e gli scarponi gelati.

-Mettetevi davanti al fuoco per scaldarvi, presto, presto.-

Keil e Gemma si sedettero per terra con i piedi davanti al fuoco che subito regalò loro il suo prezioso calore.

-Nonna adesso è  Natale?- chiese la piccola Gemma

-Noooo, dobbiamo aspettare- rispose  paziente Keil, che per il suo anno in più, di diritto, sapeva tutto.

-Raccontaci una storia, nonna- chiese ancora Gemma.

E la nonna sorridendo, si sedette sulla vecchia poltrona vicino al fuoco: sulla stessa poltrona in cui si era seduta sua madre, la madre di sua madre, e la nonna di sua madre.

Fuori il buio aveva avvolto ogni cosa, e la neve ora scendeva copiosa. Keil e Gemma erano attenti e con lo sguardo già colmo di meraviglia: la nonna raccontava sempre storie bellissime.

-Dobbiamo aspettare ancora un pò per il Natale mia piccola Gemma. Ma in questa attesa vi racconterò le storie del Natale, ma del mio Natale, di quando ero piccola come voi…-

Si sistemò meglio sulla poltona consunta e un pò sformata, e per un attimo la donna rivide sua nonna, seduta accanto a lei e sentì la sua voce ripetere insieme alla propria.

-C’era una volta… –

 

L’Angelo blu

Oggi 27 novembre è il 1° giorno di Avvento, il tempo liturgico che precede il Santo Natale, un momento prezioso di Attesa, di Riflessione e di Condivisione.

Oggi accendiamo la prima candela della Corona d’Avvento, e apriamo la prima finestrella del nostro Calendario, e come vi abbiamo promesso vogliamo farlo insieme a voi, giorno per giorno.

E ogni nuovo giorno, una nuova sorpresa, una nuova emozione,  per piccoli e grandi, con le bellissime illustrazioni di Patrizia Kovacs e i nostri pensieri, le nostre piccole storie.

Buon Avvento! Il nostro piccolo Angelo blu vi accoglie…

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Illustrator Patrizia Kovacs

 

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 Un grande mistero, in questa prima notte d’avvento, ci svela l’Angelo Blu.

Egli canta ai nostri cuori

di stare desti,

di aprire la porta della nostra anima,

di iniziare a preparare il Natale

con canti, preghiere, accendendo candele

e con tanta, tanta

Gioia nel cuore.

 

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